SOLITE DESTRE E SOLITA PAURA di Nicola Bartolomeo
L'arrivo (o sarebbe meglio dire, l'ascesa) di Peter Thiel a Roma ha provocato, giustamente, notevole attenzione sul personaggio. Una buona interpretazione degli effetti politici delle sue conferenze sull'Anticristo è stata fornita sicuramente dal Financial Times. Secondo il giornale britannico, si tratterebbe sostanzialmente di una sfida a Papa Leone XIV, il quale si è fatto portatore – sul medesimo terreno conservatore di Thiel – di una visione problematica dell'AI. Al di là di questo, però, la cosa urgente sembra comprendere il fenomeno culturale di cui il pensiero di Thiel è solo una delle manifestazioni. Mi riferisco al cosiddetto Illuminismo Oscuro o Movimento Neo Reazionario: un insieme, non troppo omogeneo a dir la verità, di pensatori (chiamiamoli così) ultraconservatori di ambito anglosasssone. Presenterò qui alcune riflessioni, che spero fungano da inizio di un discorso, continuato dalle persone che leggeranno l'articolo. La mia ipotesi è che siamo di fronte alle solite destre, non ad una tecnonovità incomprensibile. Cosa fa di una destra la solita destra? Un pensiero: 1) antipopolare 2) apologetico, sia del potere in sé che del potere capitalista 3) elitario. Qual è la vera differenza con il conservatorismo classismo – quello di Leone XIV, per intenderci? Nella natura esplicita della difesa delle strutture tecnocapitaliste. Il conservatorismo classico non esprime mai il consenso verso l'oppressione o lo sfruttamento: anzi, ne mette in luce le criticità; d'altro canto, non propone alcun cambiamento reale della condizioni economiche e sociali; dunque, pragmaticamente, finisce per difendere lo status quo. Torniamo all'Illumismo Oscuro. La sua natura antipopolare è chiara: ogni emancipazione comunitaria è ritenuta velletaria o contraddittoria: “Qualsiasi tentativo da parte delle forze politiche del Terzo Mondo di risolvere i problemi della loro integrazione neocoloniale nel sistema commerciale mondiale sulla base della sovranità nazionale è ingenuo quanto lo sarebbe il tentativo dei sudafricani neri se optassero per una soluzione tipo 'bantustan' al loro particolare dilemma politico-economico.” (Nick Land). Il bantustan era, sostanzialmente, il ghetto creato dal governo Sudafricano per le persone nere durante l'apartheid. Nick Land sta sostanzialmente accusando le comunità dell'allora Terzo Mondo di autoghettizzarsi, tentando di formare collettività autonome. E' un argomento simile a quello che si utilizza quando si dice che la comunità LGBTQI+, quando organizza delle manifestazioni o dei momenti di autocoscienza, si autodiscrimina, si chiude, dà l'idea di una setta. Per dirla in breve: prendersi uno spazio, di discussione o di autogoverno, è pericoloso per una società sfruttata. Per quanto riguarda la giustificazione del potere in sé, cioè delle dinamiche di soggezione, Curtis Yarvin è chiaro: “Se la storia (per non parlare della biologia evoluzionistica) prova qualcosa, prova che gli esseri umani si adattano a strutture di dominanza-sottomissione quasi con la stessa facilità con cui si adattano alla famiglia nucleare”. La disparità di condizioni concrete e opportunità di condizionamento è una struttura eterna (la storia lo dimostrerebbe) e naturale (addirittura la biologia evoluzionistica presupporrebbe questa struttura). Ogni struttura economico-sociale diversa dal dominio è, quindi, o accidentale o innaturale. E il capitalismo? E' una sorta di entità fuori scala, che si sottrae al controllo umano. Questo mostro inumano non può essere fermato: è incomprensibile nella sua forma, inarrestabile, onnipervasivo: “Il 'dominio del capitale' è una catastrofe teleologica già compiuta, una ribellione robotica o un'insorgenza shoggothica, attraverso la quale una strumentalità in escalation intensiva ha invertito ogni scopo naturale in un mostruoso regno dello strumento”. Nick Land, qui, dice che il capitalismo, nella sua variante tecnologicamente avanzata, è diabolico: ha rovesciato gli scopi naturali (quali?) per sostituirli con una dittatura dell'utilità. Tutto è utile: al capitale, evidentemente. E se ci fossero logiche diverse? E se qualcosa non fosse strumento del profitto? Impossibile. E' tutto finito, deciso, fermo. Le persone povere, ad esempio, possono conquistare una dignità in questo assetto? Certo che no. Yarvin lo ribadisce, facendo appello ad un passato inesistente (altro Leit Motiv delle destre): “Il mondo prima del nazionalismo e della democrazia era un mondo di guerre lievi, governi piccoli ed efficaci, libertà personale e alta cultura civilizzata… Si noti che, prima dell’avvento della democrazia nazionalista, non era affatto un problema per persone ricche e con un alto quoziente intellettivo convivere nella stessa società con persone povere e con un basso quoziente intellettivo. Funzionava benissimo. I secondi servivano i primi”. Davvero: con questi poveri non si può più stare! Ecco l'elitarismo cinico, che suona ai più come un bagno di realismo, ma che è in realtà la solita paura che qualcuno possa anche solo scalfire le mura del feudo, digitale e realissimo, del dominio.